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Pietro PalellaIn occasione di un evento culturale organizzato dalla federazione AEIT, abbiamo avuto il piacere di conversare con Pietro PalellaAmministratore Delegato e Direttore Generale di STMicroelectronics Italia, la consociata italiana del Gruppo STMicroelectronics, la più grande multinazionale europea specializzata nella produzione di dispositivi a semiconduttore.

Lei è al vertice delle principale azienda di elettronica attiva in Italia, come vede l’evoluzione di questo settore nel nostro paese?

Vorrei partire da un numero significativo: 148. E’ quello del brevetti depositati in Italia da ST lo scorso anno, che ci pone al primo posto della classifica nazionale. Per noi è un orgoglio, ma anche un preoccupazione. Non vogliamo certo rimanere gli unici a fare ricerca avanzata nel nostro paese.

Crediamo che ST testimoni un modello di sviluppo possibile per sostenere l’evoluzione del nostro paese, che ha una grande tradizione manifatturiera, della quale il gruppo ST né è la testimonianza nel settore dei semiconduttori.

In un paese ad alto costo del lavoro, però, affinché un industria manifatturiera possa prosperare è indispensabile che si concentri sull’innovazione, sulla capacità di portare rapidamente sul mercato prodotti nuovi, dove qualità, tempestività e creatività siano percepiti come un valore dai potenziali clienti. Se invece si tenta di produrre solamente prodotti standard, percepiti come ‘commodity’, dove l’unico fattore competitivo diventa il prezzo di produzione, è difficile che un paese come il nostro possa essere competitivo a livello mondiale.

Quali sono i punti di forza di ST?

Senz’altro il concentrarsi sull’innovazione, ma allo stesso tempo pensare a un’organizzazione globale. Sin dalla sua fondazione dalla fine degli ’50, quando i semiconduttori in Europa erano sostanzialmente sconosciuti, la allora Società Generale Semiconduttori (SGS), dalla quale l’odierna STMicroeletronics deriva, puntò sull’espansione internazionale, proponendo da subito i suoi prodotti anche sul mercato americano, cioè in casa di chi i semiconduttori li aveva inventati.

Ricavi di ST per settoreLa sfida sembrava impossibile, ma fu vinta e ancora oggi è alla base delle strategia aziendale. Oggi i nostri circa 50.000 collaboratori sono presenti in tutto il mondo, così come le nostre 12 fabbriche principali sono dislocate in tutti i continenti.

Alle presenza globale affianchiamo però una specializzazione spinta e concentrata intorno a specifici poli di eccellenza dove lavorano a stretto contatto progettisti di semiconduttori e specialisti nella produzione, in modo da essere rapidi a trasformare idee innovative ed esigenze di mercato trasformandoli in prodotti globali.

Ad esempio, nell’area milanese tra le varie specializzazioni presenti mi piace ricordare quella dei sensori micromeccanici MEMS, una storia di successo del made-in-Italy forse non così conosciuta dal grande pubblico.

Da una nostra intuizione e dalla visione di un nostro cliente, nel 2005 nacque l’opportunità di produrre a basso costo e inserire i sensori inerziali in un prodotto di largo consumo (n.d.r. la console Wii di Nintendo) per rivoluzionare le interfacce utente creando un settore di mercato completamente nuovo.

Dapprima gli accelerometri e i giroscopi hanno reso possibile la realizzazione di videogiochi mai visti prima, successivamente sono entrati in ogni smartphone e tablet, rendendo possibile in nuovo modo di interagire con i dispositivi elettronici. Oggi ad Agrate Brianza produciamo 3 milioni di sensori inerziali al giorno, circa il 50% dell’intero fabbisogno mondiale.

Quali sono i settori innovativi sui quali puntate maggiormente per il futuro?

Oltre all’evoluzione tecnologica nei settori nei quali già oggi siamo molto presenti, come l’elettronica per l’automobile, le comunicazioni wireless, le telecomunicazioni su rete fissa, le periferiche per computer e la TV digitale, prevediamo un fortissima crescita in quattro nuove macroaree: salute e benessere, risparmio energetico, sicurezza dati e dispositivi intelligenti. Le potenzialità sono davvero enormi.

Applicazioni emergenti dell'elettronica

Nel campo della salute non esistono solo i malati, per i quali l’elettronica può fornire soluzioni più sofisticate per la diagnostica e per garantire una qualità di vita migliore, ma anche vi è un enorme interesse per la prevenzione e le attività legate al benessere, dal monitoraggio dei parametri vitali ad applicazioni che abbinano le qualità ludiche a quelle di un comportamento sano.

Cerotti dotati di sensori wireless capaci di monitorare parametri fisiologici in tempo reale, oppure ecografi tridimensionali grandi quanto un normale tablet non sono più fantascienza, già pullulano nei nostri laboratori e non vediamo l’ora di poterli apprezzare come prodotto finale dei nostri clienti.

L’elettronica di potenza, per la quale la nostra sede di Catania è uno dei principali centri di competenza mondiali, ci permette di ottenere un’efficienza energetica sempre maggiore. Di fronte a un mondo sempre più assetato di energia primaria, l'utilizzo dell'elettronica di potenza intelligente consente di migrare da uno scenario basato sul consumo di risorse a uno scenario sostenibile basato sullo sfruttamento di energie rinnovabili.

Il sempre maggior numero di dati personali che si memorizzano in rete richiede un’attenzione ancora maggiore per i sistemi di crittografia e sicurezza per la garanzia di riservatezza dei dati, che necessariamente dovranno essere sempre più integrati anche a livello hardware nei dispositivi.

Ciò riguarderà in un futuro prossimo non solo i dati personali, ma anche tutte le transazioni e le trasmissioni rese possibili tra oggetti autonomi, quell'insieme di applicaazioni che spesso identifichiamo come "Internet delle cose", in sostenza macchine e sensori che devono sì comunicare tra loro, ma anche in modo sicuro e controllato.

Infine, stiamo investendo massicciamente per supportare tutte le nuove applicazioni convergenti che sinteticamente indichiamo come "smart device", oggetti che rappresenteranno le nuova quotidianità per le persone, dai terminali multimediali di nuova generazione per le applicazioni domestiche ai dispositivi personali che uniscono sensori, interfacce utente innovative e capacità di comunicazione wireless.

Nel settore automobilistico quali implicazioni avrà il fenomeno dell’auto elettrica?

Dal nostro punto di vista non aspettiamo altro. Già oggi un automobile di fascia alta ha un contenuto di elettronica superiore a quello di un velivolo. Un normale veicolo moderno con motore a combustione interna utilizza mediamente componenti elettronici per un valore di 250-300 dollari.

La trazione ibrida, e a maggior ragione quella completamente elettrica, consentirà di estendere l’utilizzo dell’elettronica anche nella catena di trattamento dell’energia primaria, dalla batteria simo al motore di trazione. E’ un vero e proprio “festival dell’elettronica di potenza” al quale siamo ben lieti di partecipare apportando tutte le nostre competenze.

Ma l’evoluzione dell’elettronica per l’auto è comunque trasversale qualunque sia il tipo di motore. Dopo aver investito nella sicurezza passiva per limitare l’impatto di una collisione, dagli airbag alle strutture di protezione, l’industria dell’auto sta puntando molto sulla sicurezza attiva, il cui obiettivo è di evitare le collisioni.

L’elettronica è ancora più importante per la sicurezza attiva, dai sistemi di allerta in tempo reale per il guidatore in base al suo comportamento ai radar anticollisione, tutte applicazioni fortemente interdisciplinari che richiedono competenze di microelettronica, sistemi, software e, visto che si tratta di un mercato di massa, capacità di produrre componenti di elevata qualità a basso costo.

C’è ancora spazio per gli ingegneri elettronici in Italia?

Mi auguro proprio di sì e confido che nel nostro paese si colga l’opportunità di abbinare l’enorme patrimonio di competenze manifatturiere specializzate con l’innovazione necessaria a competere sul mercato globale. In Italia occupiamo circa 8.600 persone, il 26% delle quali impegnate in attività di ricerca e sviluppo. Lo scorso anno STMicroelectronics ha assunto 350 persone in Italia e ci auguriamo di poter continuare a farlo.

Servono competenze per affrontare lo sfide del futuro, che certo non mancano, e sulle quali il gruppo STMicroelectronics intende puntare: dalla sostenibilità energetica alla convergenza multimediale ci sono molte opportunità da cogliere che richiedono menti brillanti e dedizione al lavoro, materie prime che nei distretti dove operiamo in 50 anni di attività abbiamo sempre trovato e che intendiamo valorizzare anche in futuro.

Categoria: Interviste

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